DESULO
S' ARCU DE I' DEGEOTTOSTORIAdel confine sul Gennargentutra i paesi di Desulo ed Arzanache per secoli fù causa di duri contrasti
L'aggregazione del territorio dei villaggi distrutti che vi confluirono secondo la tradizione era forse già avvenuta di fatto, ma non ancora nota a Pisa. Questa doveva però conoscere la distruzione di quei villaggi, diversamente li avrebbe messi nell'elenco dei contribuenti. La tradizione vuole che siano confluiti ad Arzana gli abitanti del territorio di Silisèi e di Ruinas ed altri annessi.Arzana comunque ebbe molto a lottare per conservare i territori aggregati di quei villaggi distrutti, per vie di fatto e giudiziarie. S'arcu de i degeotto (la valle dei diciotto), toponimo di una delle valli orientali del Gennargentu, sta a significare le vittime umane che costò quella conquista o difesa.Arzana vi teneva 24 uomini armati per difenderlo dagli intrusi, come risulta dalla premessa di una delle numerose sentenze giudiziarie sempre vinte al riguardo, in molteplici liti con vari paesi, uniti contro di lei o separati, che durarono secoli. Lo si ricava dalla lettura dell'ultima e definitiva sentenza pronunciata dalla Real Udienza Civile a Cagliari il 13 luglio 1690, contro le motivazioni di Desulo, che si appellava il 10 settembre 1687, contro una sentenza del Real Patrimonio del 3 agosto del medesimo anno, che la dava vinta ad Arzana. Alle spalle di Desulo c'era il procuratore Fiscale Patrimoniale regio, come alle spalle di Arzana c'era il Conte o Marchese di Quirra. Desulo infatti era una villa Reale, mentre Arzana era feudale. La vittoria di uno dei comuni ledeva o avvantaggiava rispettivamente il patrimonio del Re o del Feudatario.Perciò il procuratore Fiscale patrimoniale, tramite il comune di Desulo, chiese ragione ad Arzana in via giudiziaria, del possesso dei salti di Silise, Sa Pruna, Alantino ed altri compresi tutti sotto la denominazione comune di Silisei, che si trovavano alle falde più alte sud-orientali del Gennargentu, con una lite durata secoli. La Sentenza di appello pronunciata definitivamente il 13 luglio 1690 rigettò le motivazioni di Desulo e diede piena ragione ad Arzana: “Pronunciamus, sentenziamus, et declaramus … villam de Arzana et incolas illius confirmandos fore et esse in possessione praedictorum saltuum de Silisei et Sa Pruna tamquam ad praedictam villam pertinentes et per illam possessorum prout nunc usque ex actis apparet et peculiariter confirmados fore in possessione saltus Alantini” (Archivio di Stato, Cagliari, Real Udienza civile, cart. 50/12).Il giudice basa la sua decisione su molte sentenze emanate, sempre in favore degli arzanesi, dal 1544 al 1676. Alcune la difendevano contro le pretese di Desulo, altre contro quelle di Aritzo. Una sentenza del 12 maggio 1575 confermava gli arzanesi nel possesso del salto di Silisei - comprensivo di quelli di Sa Pruna, Alantino e S'Orrolariu - contro le pretese degli abitanti di Elini, Ilbono e Lanusei (contra vesinos de Lanusei, Ilbono et Elini).Resta per ora inappagata la curiosità viva di conoscere i titoli con i quali questi paesi rivendicavano quei salti. Dimostrano comunque tutte quelle liti che il possesso di quei territori non era pacifico, almeno da quando furono mosse le liti. Siccome poi queste durarono secoli e i diritti su quei salti si basavano su un possesso di quei territori sufficiente per la usucapione di essi, e per la usucapione di terreni pubblici, o di enti privilegiati come i paesi, il tempo richiesto era molto più lungo, dobbiamo portarci indietro nei secoli per arrivare al tempo della distruzione dei paesi, i cui territori passarono per usucapione ad Arzana.Nonostante che la sentenza favorevole ad Arzana dovesse essere resa subito esecutoria, secondo quanto stabilito espressamente dalla Real Udienza, passò quasi un anno prima che una commissione formata da dieci uomini, esperti ed onesti, alla presenza di un delegato della R. Udienza, di un notaio e dei rappresentanti delle due parti, ne dichiarasse ufficialmente ed in loco i limiti. Poiché le due parti rinunciarono a nominare i propri cinque esperti ed avevano chiesto che fossero nominati ex officio dal delegato, si decise di nominare cinque esperti a Seui e cinque a Seulo. Ci volle tempo per chiedere ai maiori di giustizia la lista di dieci probi uomini esperti, altro per comunicare il nome dei cinque scelti tra quei dieci ed altro per averne il consenso. Il Delegato fissò finalmente il 6 giugno 1691 perché comparissero alla sua presenza in Sa Turce, nel salto di Silisei ed alla presenza del sostituto del Procuratore Fiscale e di un notaio, i periti e i rappresentanti legali delle due parti.I 6 giugno 1691 comparvero a Silisei, in Sa Turce, il Commissario Delegato della Real Udienza Dottor Pietro Antioco Riani, il sostituto del Procuratore Fiscale Patrimoniale Saturnino Murgia, il notaio Giuseppe Manca per redigere i verbali, i cinque esperti di Seui ed i cinque di Seulo nominati ex officio, sindaci e procuratori degli abitanti e del paese di Arzana. Mancavano però i sindaci e procuratori di Desulo. Il Commissario delegato mandò subito il messo comunale di Arzana a Desulo per diffidare con un bando pubblico dentro il paese le autorità di Desulo affinché comparissero a quella delimitazione e presa di possesso, salva la validità degli atti se restavano ancora assenti.Vista la loro assenza ordinò comunque che i presenti facessero il sopralluogo sui confini e riferissero al riguardo sotto giuramento la verità su quei limiti. I periti riferirono il tutto al delegato che ordinò per il giorno dopo l'operazione della fissazione di segni visibili dei confini.Il sette giugno comparvero anche i sindaci e procuratori di Desulo e due “principali” del paese. Sopraggiunsero per prudenza da Arzana anche altri “principali”.Il Commissario delegato ordinò quindi che si procedesse a mettere i segni fissi dei confini nei punti principali, dall'uno all'altro dei quali si procedeva in linea retta, “a lencia tirada”.Si cominciò dal Gennargentu il punto di confine comune di Arzana, Desulo e Villagrande Strisaili, cioè da Bruncu Orisa o de Su Sippiri. Su di una pietra naturalmente fissa si scolpì come segno di confine una croce grande “a piccu”. Si passò poi a Bau Intraminnas, a Coa Forada de Su Cannau, a Sa Perd'e Sa Nuge, a Perda S'Inturgiu, a Bau de Is tinos, a Genn'e Ragas, a l'arbre gran de Roble Gremada, alla fonte di Fenarba nel salto di Alantino, ed infine a Bau Seuse, confine di Arzana, Desulo ed Aritzo. Dovunque si trovava una pietra naturalmente fissa vi si scolpiva la solita croce “a piccu”. Si piantò invece una grande croce di legno in Coa de Forada de Su Cannau e in Genn'e Ragas. Qui sul braccio trasversale della croce diretto verso Arzana fu scritta la lettera A ed in quello diretto verso Desulo la lettera D.Il notaio Manca ha redatto il verbale della delimitazione di cui, per ordine del Commissario delegato, fu inviata copia alle autorità di Desulo, di Arzana ed al capitano della contrada del Mandrolisai. Furono ordinati, in più, bandi pubblici a Desulo per diffidarli a non compiere mai più nessun atto di proprietà nei salti ormai definitivamente riconosciuti proprietà degli arzanesi.Esiste un' altra tesi, ancora oggi viva nel ricordo degli anziani desulesi ed arzanesiche parla di un accordo tra i due paesi per la divisione del territorio conteso.Una leggenda piuttosto verosimile, narra la delimitazione dei territori tra Arzana e Desulo. Gli arzanesi e i desulesi si accordarono che il punto di confine fosse stabilito dove le due compagnie di uomini si fossero incontrate, partendo dai loro rispettivi paesi al canto del gallo. A testimonianza di buona fede al gruppo di Arzana si unirono anche desulesi e viceversa. Il mattino seguente le due comitive si incontrarono nel Gennargentu ma a poca distanza del paese di Desulo, i desulesi rimasero di stucco, non riuscivano a spiegarsi un simile accadimento, e si rimproverarono tra loro, chi per la pigrizia nel camminare e chi per la leggerezza nel controllo. Ma il motivo non era da ricercarsi nella negligenza dei desulesi ma nella furbizia degli arzanesi. Durante la notte il parroco arzanese, che sapeva bene come stimolare il canto del gallo, schizzò un po' d'acqua sopra il pennuto, quest'ultimo incominciò subito a cantare permettendo alla comitiva di partire molto prima dei desulesi. Successivamente alcuni abitanti di Desulo, non contenti della spartizione del territorio considerata esageratamente onerosa, decisero di andare a cercare un miglior accordo parlando con gli arzanesi; arrivati in una valle del Gennargentu orientale trovarono diversi uomini di Arzana a guardia del confine. Entrambe le compagnie erano armate, i desulesi intimarono di abbassare le armi perchè avevano solo l'intenzione di discutere pacificamente, ma al momento di abbassare le armi solo i desulesi le posarono mentre gli arzanesi aprirono il fuoco. In quella valle morirono tutti i 18 desulesi facendo rinominare così la valle in "S'arcu de i' degeotto" ( Il passo dei diciotto ).
S' ARCU DE I' DEGEOTTO
Su sartu si depìanta praccìresa idda nosta e sa ‘e Arciana,e gasi de pode ponede lacanapo de tottusu su bonu bivìre.A su sonu de su puddu cantàreduo rustos aìanta de movere,po dei biddas compitu assòrveree ass'attòbiu pode laccanàre.Po su fini de fàede giustèsae tennere posca ite chèssare,nostu cun' issos depìa bannàree lassàre s'isfida a sa lestrèsa.Mòviu anta che su lampucun imènte is tancas noas,su munnu du tenianta in coasin s'issòro annàre a trampu..Iscontra anta fattu in Ennargèntuin logu a noso troppu accànta,intrùe nàssiu nos'a' farta;lèstros sunt'istàos che su entu.Gasi, tròppu fu' su perdimèntuin terra de lassàre a s'istràgnu,làgnu nos' e' bessìu su balàgnu, e pedìu s'es' chistionàmentu.De ponede i' fosìles in terra a is arciànanesos anta intimàu,po arregiones si fud' avvanciàude pigàre assumàncu sa sèrra.No, nonnànt' au de arrèspostae no molìanta arrègionare,comènte po sirbòne de cassàreappròntaos si sunti a sa posta.S'adde de orrùbiu colorìda,in cielu no cantàda pigiòne,àrta es'istàda cussa pesònedegeotto lassàu nànta sa vida.Connòtta est' oe sa beridadede s'ogiastrinu camìnadore,ca cun sa fraìcia de s'arretòreArciana de terra ad' abbundade.
F. littera