DESULO


F. Nonnis
Il Cristo




FRANCESCO NONNIS

DESULO - 1899

CAGLIARI - 1992

Madonna col bambino

ASSOCIAZIONE CULTURALE
GIOVANNI PAOLO II

Desulo 20/04/008

Francesco Nonnis (Desulo 1899 Cagliari 1992).
L' Associazione culturale Giovanni Paolo II propone alla nostra attenzione la figura di Francesco Nonnis, un umile artigiano che sconfinò nei campi della più genuina produzione artistica, pur senza percorrere le tappe di una carriera di artista e senza mai assumerne grandi onori ufficiali, senza mai ricavarne un premio in denaro o nella fama. Č doveroso ricordare che i mobili ripetutamente premiati in mostre ufficiali figuravano esposti dal datore di lavoro Marino Cao.
Oggi iniziamo a vedere nell'artigiano schietto e umile il grande artista
. Era infatti uomo ricco di contenuti spirituali e di sentimento, consapevole di possedere una eccellente padronanza della tecnica in particolare sul legno, per cui nessuna ispirazione interiore poteva restare inespressa. Nessuna meraviglia se di Nonnis possiamo ammirare la grazia e l'eleganza dell'intaglio sui mobili, la perizia scrupolosa dell'artigiano nell'illustrare casse, cofani, cofanetti e bomboniere, oggetti da tavolo o da esposizione, o incantarci davanti ad un Cristo o a una Madonna o davanti a soggetto di alto contenuto umano.
Per pudore
, egli non parlava mai di sé; si sottraeva a ogni ostentazione ed era contrario alle lodi eccessive, tanto che, per non correre il rischio di essere visto come maestro, non rispose mai positivamente alla proposta di venire assunto come insegnante di intaglio e di scultura, di cui aveva regolare titolo. Si mostrava sempre di buon umore e di una pazienza infinita.
Un carattere di pasta buona che manifestò in famiglia, nelle relazioni con i clienti e nella gestione delle amicizie, e che influì positivamente nella formazione di una
personalità artistica ricca di attenzione al particolare nell'istoriare un pannello o di riflessione nel ritratto di contenuto religioso.

A Desulo

Francesco Nonnis nasce a Desulo nel 1899
. A 10 anni inizia a fare il pastorello dietro lo zio. Dal venti maggio fino a novembre sulle montagne del paese natio, da fine novembre a fine maggio nei pascoli caldi del Campidano. Ai bambini si riservavano in genere i compiti meno gravosi, come portare l'acqua dalla sorgente, raccogliere legna, fare la guardia a s'agadiu e dietro un adulto persino al grosso del gregge, guidare il cavallo a casa negli spostamenti dall'ovile o per l'ovile, condurre alla sera il cavallo al pascolo notturno in su pardu, per riportarlo all'alba in paese.
L'esperienza nell'ovile era scuola di vita, perché dal linguaggio e dal modo di fare degli adulti si imparavano i criteri di comportamento essenziali per inserirsi senza correre pericoli nella vita di montagna.
Ricchissimi di insegnamento furono gli anni vissuti a contatto con la
natura: ammirare ed amare i monti, assistere all'alba o al tramonto sulle vette, affrontare l'ora del temporale tra i lampi e i tuoni o godere del riso felice della primavera sui pascoli aperti, bere ad una sorgente nell'arsura, provare paura e stupore davanti a un torrente in piena, sentire la suggestione di un bosco impenetrabile, vivere accanto agli animali, conoscerne i bisogni, le bizze, le paure e ammirarne gli aspetti che più li fanno vicini all'uomo.
Le esperienze dell'infanzia e della prima gioventù depositarono nel suo spirito a larga mano i semi di un'ispirazione genuina alla natura, che poi ritroviamo nei motivi pittorici della
scultura e dell'intaglio: piante, fiori, greggi o singoli animali, da quelli fantastici a quelli più comuni.
*Ad esempio, sul fascione del cofano porta bandiera, ordinatogli dalla Regione sarda per regalarlo al Presidente Gronchi in visita in Sardegna, Nonnis intaglia le vicende del pane dalla semina alla cottura sul forno e sul coperchio ricava il pastore seduto sulla roccia e appoggiato al suo bastone, mentre accanto al cane guarda il gregge al pascolo.
Non si spiega la fatica con cui l'autore consegnò il quadro al committente, se non si ricordano le esperienze della sua infanzia e della prima gioventù: egli nel produrre opere che gli richiamavano i giorni vissuti in montagna, diventava geloso dell'opera appena conclusa e a fatica se ne staccava per consegnarla a chi di dovere. Un aspetto del suo animo di grande interesse, perché ci fa capire di quanta umanità fosse intrisa la sua attività di artigiano e di artista.
**Un altro indizio del legame che volle tenere stretto con la montagna offre il materiale che usa in molte opere d'arte: il castagno per il portone di Sant'Antonio Abate, l'acero per la Via Crucis, e per molti volti di Cristo e della Vergine, il noce, il pero.
***
Un caso emblematico è poi quello del presepe di ferula, regalato da Nonnis a una coppia di tedeschi conosciuti a Cagliari. A questo presepio l'autore si era a tal punto affezionato da non volerlo cedere a nessun prezzo, proprio perché ricavato da materia così umile come la ferula, che gli ricordava la terra dell'infanzia e la povertà di Dio Bambino. Finì per regalarlo ai due tedeschi, pensando al figlio Giomaria, emigrato in Germania. Uno strano misterioso inesplicabile gesto di affetto alla terra che ospitava il figlio.
Probabilmente la ferula del presepe ricordava al Nonnis anche tutte le ore trascorse in montagna nella prima gioventù a intagliare una canna di ferula o un bastoncello di agrifoglio con scene di vita e di natura per farne dono a una ragazza. A una scena di questo genere si ispirerà un altro grande di Desulo, Don Salvatore Lai, nella ballata “Sa Cannuga”.
Nel 1916 Francesco lascia Desulo per raggiungere il fronte nella guerra contro l'impero austriaco. Ritorna dopo cinque anni di una dolorosa esperienza che lo portò in breve tempo a una maturazione piena della personalità, da cui mai rimase estranea la comprensione e la solidarietà verso le sofferenze altrui. In un paese triste per aver perso ben ottantadue giovani nel giro di tre - quattro anni, Francesco seppe reagire e guardare al futuro con determinazione.
Inoltrò domanda per l'iscrizione all'Istituto d'Arte a Pisa; partecipò a regolare concorso benché fosse in ritardo di tre anni, per ovvii motivi, sul corso scolastico normale. Vinse facilmente per le doti innate e per l'esperienza. In un certo senso ripete i passi di un altro prestigioso artista di Desulo. Anche Giuseppe Zanda circa ottant'anni prima aveva frequentato la famosa accademia di San Luca a Roma, prima di iniziare la carriera di pittore e di scultore.
A Cagliari
Ottenuto il diploma d'artista, nel 1925 apre bottega a Cagliari, dapprima in Via Oristano, dove abita, lavora e tiene i contatti con i clienti; dopo un po' di tempo si sistema con la famiglia in Via San Giovanni, Vico VII, quartiere di Villanova; attorno al quaranta, trasloca al numero 173 C della stessa Via. In quegli anni i pastori di Desulo iniziano ad adocchiare le terre di Siliqua e di Iglesias, dove finiranno per stabilirsi definitivamente negli anni trenta e via via a ondate successive fino agli anni sessanta del secolo scorso.
Anche il nostro artigiano decide di stabilirsi lontano da Desulo. Ha un solo capitale: l'amore al lavoro, la raffinata tecnica dell'intaglio, l'istinto a vestire di legno l'ispirazione artistica, a tradurre nel quadrello di acero, di noce o di castagno una preghiera, un momento di commozione, o un avvenimento, una situazione, un momento di vita che lo abbia sinceramente coinvolto.
Francesco Nonnis, come
il cavalier Zanda, rientra nel numero degli emigrati che dal paese della povertà e della rudezza, portarono nell'isola e anche oltre il mare uno straordinario attaccamento al lavoro, virtù civili e persino cultura e arte. Basterà ricordare fra gli altri desulesi l'avv. professor Antonio Littarru, e tutta una schiera di valorosi uomini d'arme, insegnanti, notai, ed ecclesiastici che portarono con onore il nome di Desulo oltre gli orizzonti ristretti della nostra valle.
A Cagliari, il nostro concittadino opera
su due versanti: come artigiano ben presto apprezzato per la perizia dell'intaglio e come artista. Naturalmente dà più tempo all'attività artigiana di intagliatore di mobili, perché fu sempre la sua unica fonte di profitto. Egli era conosciuto e ammirato prevalentemente come intagliatore; e operava su ordinazione di amici e di clienti sempre più numerosi.
Contemporaneamente
opera anche come artista, e produce sia su richiesta dei clienti che per iniziativa personale. I pannelli in castagno del portone di Sant'Antonio Abate, scolpiti a Cagliari nel laboratorio di Via San Giovanni, e composti nella struttura fatta da Pietro Chessa, iniziati nel 1929 (appena quattro anni dopo la trasferta a Cagliari), furono firmati dall'autore il 10 ottobre 1932.
Sicuro nel lavoro, ammirato come intagliatore, già conosciuto come scultore, l'artigiano artista si sposa con la cagliaritana Rosina Atzori, dalla quale ottiene quattro figli, tre maschi e una femmina. Dei figli, il più grande, Tiziano, non è più, gli altri si chiamano Agostino e Giomaria; la figlia Luisa è madre di Simone Conca che continua l'attività del nonno nel laboratorio di Via San Giovanni.
La sua vita assume il ritmo intenso famiglia lavoro, animato solo dai contatti con i clienti che bussavano alla sua bottega, e dalle relazioni sociali sempre vive specialmente con i desulesi di Cagliari. Non manca di tenere attivo un canale di comunicazione con il paese d'origine, e fra l'altro produce per la parrocchiale di Desulo il capolavoro della Via Crucis, e per famiglie desulesi volti del Cristo e della Madonna, angeli, credenze, mobili vari.

Pur così umile, benché tanto riservato non manca di farsi notare da clienti d'alto rango (ad es. dal mobiliere Marino Cao che divenne il suo datore di lavoro per molti anni), non solo privati desiderosi di possedere un oggetto pregiato, ma anche enti pubblici o società di primaria importanza ( ad es. La Regione Sarda, il comune di Cagliari, la parrocchia di Desulo – L'Unione sarda, il Cagliari Calcio).
*Possiamo tra l'altro citare un'opera di pregio rubata durante la seconda guerra mondiale, eseguita in epoca fascista negli anni 1935 – 38, nella quale Nonnis scolpiva
il Donatore di sangue: sul pannello appariva un uomo velato da un mantello lungo fino alle ginocchia, con le braccia aperte dalle cui mani il sangue colava a terra, facendo sgorgare i fiori della vita.
**Ancora di epoca fascista, e anche essa rubata in anno di guerra, fu la scultura
dedicata a Benito Mussolini da Nonnis, che era ed è sempre stato socialista. Non si sa bene se per omaggio al Duce o se per ironia, scolpì al centro del pannello sul fascio littorio Mussolini con l'elmetto in testa, alla destra del Fascio: aerei, navi, carri armati e le fanterie dell'esercito; alla sinistra: il lavoro dei campi e la rinascita dell'economia.
*** Intaglio e salto nell'arte. Il nostro concittadino si fece pertanto apprezzare non solo per la
perizia tecnica nel condurre l'intaglio tradizionale sul legno, ma anche per opere di intaglio animate da scene assai complesse o che richiedevano un'idea consapevole prima dell'esecuzione. Per questo, in Nonnis, l'intaglio assume la definizione della creazione artistica e il critico, per non rischiare di divaricare il giudizio e usare criteri di analisi e di valutazione diversi tra opera dell'artigiano e opera dell'artista, deve tener conto che Nonnis era prima di tutto un artista dotato di perfetta tecnica dell'artigiano.
Sappiamo che egli, prima di effettuare una scultura o un intaglio impegnativo dipingeva la scena su carta, e in base al bozzetto interveniva sul legno. Quando scolpiva o intagliava, era solito dire che dal legno bisognava togliere il superfluo (“su ci non ddu e fae nudda!). Per questo pannelli così complessi come quelli della sala nozze al Comune di Cagliari, dove si resta strabiliati dalla perizia e dall'inventiva dell' artista nel cavare dal legno scene fantastiche di movimento di persone umane e di animali, di fiori e di piante, trovano spiegazione nell'attitudine del Nonnis a concepire lo svolgimento della scena dopo lunga meditazione preliminare al lavoro.
Egli era a tal punto padrone della tecnica, da poter lavorare di istinto e ricalcare i motivi tradizionali d'ornamento senza fatica o difficoltà, ma preferiva disciplinare ogni suo intervento attenendosi ai bozzetti che di sua mano produceva. Non sembrerebbe, eppure per convincersene basta fermarsi per un attimo a osservare la finezza dell'intaglio su spazi ridotti come quelli di un cofanetto, animati all'inverosimile da movimento coerente con l'idea che suggerisce e unifica l'azione.
Riuscire a far parlare il legno rendeva cauto il nostro artista, e quando decideva di scolpire un motivo sacro, specialmente il volto del Cristo e della Vergine, prima di iniziare il lavoro dipingeva col carboncino il soggetto sacro. Ci domandiamo da dove provenga tanta dolcezza e tanta immediatezza nel volto del Cristo sofferente, se non da preghiera e meditazione piegate dall'autore ad assumere forma nel legno. E da dove la tenerezza della Vergine, quell'incanto di donna che resta bella anche nel martirio, se non dalla fede dello scultore, fin da bambino abituato a invocare la Madonna come regina del cielo e da combattente al fronte chissà quante volte portato a invocarla e vederla come unica capace di salvarlo.
Effettivamente, nella vita di Nonnis, possiamo individuare tappe di maturazione sia per l'intaglio come per la scultura sacra. E come la sala nozze del palazzo municipale di Cagliari è il massimo della capacità espressiva dell'intaglio, così la
Via Crucis della Chiesa Parrocchiale di Desulo è il capolavoro di scultura più ricco di contenuti tecnici e artistici. Queste due opere sono la sintesi delle sue capacità tecniche e artistiche.
E come per l'intaglio, le scene della sala nozze ci portano a incontrare i tradizionali motivi ornamentali dell'artigianato sardo, per poi trovare nei contenuti delle scene intarsiate il superamento dell'arabescatura come fine a sé, così, per la scultura, nella Via Crucis di Desulo trovano piena e consapevole espressione la capacità di realizzare scene complesse per movimento e impegnative per la drammaticità del contenuto.
L'impegno con cui furono intagliati pannelli della sala nozze fa pensare a un Nonnis orgoglioso di essere artista di primo grado a Cagliari, ormai sua seconda patria, ma la pietà che si fa preghiera nel lavoro della Via Crucis ci ricordano un artista impegnato nel laboratorio di Via San Giovanni a dare il meglio di sé, anzi tutto sé stesso, per rispondere con onore alle aspettative del suo paese di cui doveva interpretare la fede. Non solo don Michele Marotto, che aveva ordinato e nel 1963 ritirato l'opera, dovrebbe essere orgoglioso di questo capolavoro, ma anche la parrocchia di Desulo, tutto il paese di Desulo cui il Nonnis pensava nelle ore dedicate alla scultura dei pannelli.
Anche per questi motivi, credo che come Cagliari ha onorato ufficialmente il nome di Francesco Nonnis di cui continua a tenere nel massimo decoro e con orgoglio il lavoro, così anche Desulo sarebbe bene riacquistasse memoria e ricordasse questo suo grande cittadino che ha lasciato in dono al paese capolavori di grande prestigio.

*
Fino ai 93 anni, il Nostro lavorò in un crescendo di impegni. Alla fine assisteva con cura il nipote Simone, al quale nel laboratorio di Villanova suggeriva con pazienza e con orgoglio i segreti dell'arte dell'intaglio.
Nella vecchiaia poteva volgere lo sguardo indietro negli anni e rivivere le tappe della vita come momenti che non gli erano stati avari di soddisfazione, fin da quando, per guadagnarsi il pane, iniziò a intagliare credenze o tavoli da lavoro, e cassepanche, cofani e cofanetti da tavolo, portapenne e lampade da tavolo, timbri, bomboniere e porta gioielli, clichè per L'Unione Sarda o medaglie per il Cagliari Calcio, mini piatti da appendere in serie o piatti di normale grandezza da esporre al muro, maschere da ballo o raffigurazioni di volti umani o di animali o di vegetali, varie sculture sacre, con prevalenza di attenzione sul volto del Cristo sofferente e della Madonna.
**Bisogna che qualche giovane si prenda la briga di catalogare le opere del Nonnis
, oggi sparse in case private di Desulo e nelle chiese, in decine e decine di case cagliaritane o disperse nell'isola. La nostra associazione ha iniziato a produrre documenti, ma manca un catalogo metodico delle famiglie desulesi che posseggono qualche prodotto del Nonnis, e resta da effettuare una ricerca metodica dei Clienti di Marino Cao, il mobiliere di Cagliari che per molti anni ebbe il nostro artigiano come intagliatore di mobili disegnati da una squadra di tecnici della sua ditta.
Per molti il Nonnis produsse mobili di grande pregio firmati Cao; persino la sala nozze del Comune di Cagliari figurava inizialmente a nome di Cao, finché l'Amministrazione cittadina non riconobbe ufficialmente e premiò con una medaglia il nostro concittadino come autore dei fregi.
Costui però restò sempre attaccato al lavoro alle dipendenze di Cao, perché la sicurezza di uno stipendio gli dava serenità in famiglia.
Il suo attaccamento alla famiglia dovette essere straordinario, secondo la tradizione del paese di montagna, dove i ritmi della transumanza fecero maturare un'idea sacra della famiglia, nella cui unità si vedeva il baluardo di difesa della comunità intera contro la miseria e la disgregazione sociale.
Il figlio Agostino ricorda significativamente un episodio che risale alla II Guerra Mondiale, quando Cagliari sul finire del febbraio 1943 fu bombardata dagli Angloamericani. La casa era andata in frantumi. Tiu Caiccu pensò di mandare moglie e figli a Desulo, dove accorrevano anche tante altre famiglie cagliaritane per salvarsi dalle incursioni aeree. Partita la famiglia, al rientro a casa si accorge che tra altre poche cose si era salvata la macchina da cucire della moglie Rosina. Dato che il treno, pur tra impreviste fermate e improvvisi sfollamenti dai sedili per la paura della bombe, era ormai irraggiungibile nella corsa verso la montagna, egli sistema la macchina da cucire sul portapacchi e si fa una bella cavalcata in bicicletta da Cagliari fino a Desulo. Si impasta di polvere e di sudore, percorre per tre giorni interminabili strade bianche, alla fine riesce a consegnare alla moglie quello strumento che sa essere indispensabile alla famiglia.
*
Solido legame di amicizia con alcune famiglie di desulesi a Cagliari e a Desulo. Francesco Nonnis dovette essere uomo coraggioso e tutto d'un pezzo nella vita, ma molto cordiale e a suo agio nel mantenere i legami d'amicizia, specialmente con le famiglie dei desulesi a Cagliari, perché gli facevano respirare in qualche misura aria di paese natio. A Desulo si sentì sempre legato di amicizia, - e le opere che conosciamo lo dimostrano - con alcune persone o famiglie: possiamo tra gli altri citare primo fra tutti Tiu Pera Chesse, Tiu Giuanni Pintore, Giovanni Todde di Giomaria, Peppino Cortes, Sebastiano Loddo, dott. Mariano Contu.
Oggi ci sentiamo un po' tutti orgogliosi di avere avuto nella nostra storia un artista così raffinato nella tecnica e così ricco di sentimento, perché vediamo in lui l'interprete più sincero delle aspirazioni al bello e al buono del nostro popolo.
E per questo nella celebrazione odierna non può mancare l'auspicio che la comunità desulese non abbia a dimenticare Francesco Nonnis. Sappia la scuola introdurlo tra gli argomenti di studio; la parrocchia abbia nella giusta misura orgoglio di possedere tanto della sua opera, e infine il comune trovi il modo di incoraggiare i giovani a effettuare studi di ricerca, tesi di laurea incentrati sulla figura e sulla produzione artistica e artigianale del nostro concittadino.
Per l'Associazione culturale Giovanni Paolo II
Michele Congias
Desulo 20 aprile 2008

Lo scultore Francesco Nonnis
San Giuseppe
Sala nozze - Cagliari -
Il Portone della Parrocchia di Desulo
Desulo f58 - Lujes de idda nosta - Web Master Flavio Littera
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