DESULO


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ENNARGENTU

Dae artu miras cussas calas
ispassiu de tottu is istragnos,
comente apprìmu dae romanos
e posca dae moros bardànadas.

Che mamma sufferente e premurosa
prenes is' addes dae arraiginas,
de buscos e abbas cristallinas;
lambrigas de sardidade nodòsa.

Tue sevèru che babbu maistòsu,
tristu, ca galu sa manu agnèna
cust' isula istrìgnede a gosu,

sa coròna n'as trocciu a lena
cun modu fischidu, e arrenegosu
prettennes arrèspettu, non cadèna.

F. littera




".... il centro montano delle Barbagie, appena lambito dalla romanizzazione e rimasto di fatto indipendente oltre la caduta dell'impero romano d' Occidente..." ...
in questi termini. M. Brigaglia, A. Mastino e G.G. Ortu in "storia della Sardegna", descrivono come l'isolamento di questi luoghi, abbia reso impossibile anche ai romani la colonizzazione di queste montagne e delle sue genti.



La catena del Gennargentu è un territorio unico per l'intreccio di vicende storiche ed umane che qui hanno avuto luogo e per le testimonianze lasciate che si ritrovano all'interno di paesaggi ancora integri nella loro purezza e particolarmente interessanti per le caratteristiche morfologiche, la fauna o, semplicemente l'armonia di certi scorci.
Natura e storia sono gli elementi che meglio possono descrivere il Gennargentu.



DESULO

La fondazione del paese di Desulo
sembra risalga all'anno mille.





Fino agli anni settanta l'economia delle famiglie desulesi era basata principalmente sullo sfruttamento delle risorse naturali mediante l'agricoltura e l'allevamento di pecore, capre e maiali.
Dall' allevamento delle greggi si poteva ricavare il latte ed ottenere un pregiato formaggio, mentre la lana opportunamente lavorata, era usata per creare coperte e vari capi d'abbigliamento del tradizionale costume desulese, maschile e femminile. Prima dei mesi invernali, quando non era possibile pascolare i capi nelle valli coperte dalla neve, i pastori radunavano le greggi e si incamminavano sui sentieri tra i boschi e le vallate del Gennargentu, per raggiungere le località della pianura. La trasumanza ricalcava la migrazione naturale delle greggi che si spostavano secondo le stagioni, per trovare nuovi pascoli nella pianura del sarcidano prima e del campidano poi, dove i pastori e le greggi alloggiavano per parecchi mesi.
Anche gli agricoltori, i quali operavano anche nel lavoro di artigianato, nel periodo invernale si spingevano lontano da casa. Erano abili nell' intagliare il legno del castagno da cui ricavavano utensili di uso quotidiano, che per mezzo dei cavalli venivano trasportati e venduti nei vari paesi della Sardegna.


Nelle valli sopra gli 800 metri di altezza ancora oggi viene praticata la pastorizia. La varietà della vegetazione di cui si nutrono le greggi rende particolarmente gradevole il gusto del latte e dei prodotti che derivano dalla sua lavorazione: ricotta e formaggio. Il formaggio che si ricava è il classico pecorino a pasta tenera o semidura, dal sapore dolce e leggermente piccante.




Salvatore Locci ci racconta Desulo:


"Un assetto particolare e molto ordinato di piccole case in pietra e di tetti in legno, nelle parti meglio disposte del territorio perchè leggermente ondulato rispetto alla montagna che caratterizza la vallata centrale, ha dato origine e ospitato i primi nuclei del paese.
Ai suoi piedi scorre un piccolo corso d'acqua che assume diversi nomi a seconda dei luoghi che attraversa prima di arrivare alla confluenza con quello di - bau Acciniesi -, e poi proseguire al fiume Tirso.
Nella parte alta, vicino alla frazione di 'Issiria, il corso d'acqua è chiamato Ghilli Ghilli, un nome sicuramente di origine araba, mentre nella parte ai piedi del rione di Asuai, assume quello di Preideddu.
I corsi d'acqua sono rimasti tali. ma negli ultimi decenni è stato modificato, in parte, il complesso pittorico delle piccole case in pietra cresciuto sui pendii scoscesi della vallata dove Desulo è nato.
La caratteristica fondamentale che sorprende l'ospite appena entra nelle prime case del paese, è quella di osservare una corona di monti a forma di anfiteatro che digradano lentamente verso il basso, dove testimonianze preziose della vita del passato ci dicono che questo paese è sorto e si è sviluppato nella tradizione di una popolazione semplice e di un modello di civiltà pastorale. I grandi viaggiatori che di volta in volta sono passati in questa terra, hanno descritto la montagna, la popolazione, le usanze, l'ospitalità, gli atteggiamenti, il senso delle cose e la ricchezza del carattere di questa popolazione, in maniera coinvolgente e ricca di particolari, seppur non sempre condivisibili.
Negli ultimi decenni i processi urbanistici moderni non sono stati idonei a salvaguardare quest'identità urbana e sociale attraverso uno sviluppo coerente e la proposta di un progetto per conservare questo patrimonio che conteneva nella sua memoria il ricordo dei raccolti stagionali, dei ruvidi arnesi di lavoro, delle dure fatiche dei massai, i passi stanchi del pastore che rientrava in autunno dall'ovile, il "picchiettio" dell'artigiano che lavorava nella stretta bottega delle caratteristiche vie, il silenzio delle tristi vicende umane........"

Tratto da " Raccontare Desulo" di Salvatore Locci - pag. 21


Nel rione di Ovolaccio, la casa natale del poeta Antioco Casula - Montanaru - , ora adibita a Museo Etnografico "Casa Montanaru", gestito dall' " Associazione Culturale Momtanaru " ; dove sono esposti gli strumenti tipici usati nelle attività agro - pastorale ed artigianale dei desulesi:

- Gli oggetti che utilizzavano i pastori, "I' Montargios", per la trasformazione del latte, la tosatura delle pecore, il campanaccio, strumento che con il suo tintinnare consentiva al pastore di riconoscere il proprio gregge da una certa distanza;

- Gli strumenti con cui il contadino,
"s'ortulanu", lavorava nei terrazzamenti, ricavati nelle valli scoscese, in cui si coltivavano gli orti, le vigne e sulle alte valli dove si seminava il grano;

- Gli strumenti del massaio,
"Su Massaju";il carro, l' aratro, ect...;

- Gli attrezzi con cui "Su Biccalinna" intagliava il legno di castagno per ricavarci degli utensili quali : taglieri, mestoli, forchette, palette che venivano usate per la cottura del pane;

- Gli attrezzi del fabbro,
" Su Ferreri ";

- E in generale, tutti gli strumenti che si utilizzavano per la lavorazione della lana fino alla tessitura;

- gli attrezzi utilizzati per la trasformazione del grano fino alla lavorazione finale della cottura del pane, ect... .

E' lodevole l' iniziativa dei componenti dell' associazione culturale montanaru, il cui impegno ha consentito il recupero di tantissimi oggetti, ora visibili al museo, i quali ci portano testimonianze dei mestieri e del modo di vivere a Desulo negli anni passati e che hanno caratterizzato la vita di montagna di una Desulo oramai passata, e purtroppo, non identificabile in quella di oggi.

Nevicata 2008
Praccia Molinu sutta de su nie
Issiria sutta su nie
Tiu Soboi Cui
Desulo f58 - Lujes de idda nosta - Web Master Flavio Littera
flalittera@tiscali.it